Sognatore

Cucciolo mio, non piangere.
Sì lo so,
speri sempre che il mondo
possa cambiare in meglio
e che l’egoismo
sparisca per sempre
dalla faccia della terra.
Ma ancora una volta
sei rimasto deluso.

Hai avuto fiducia in coloro
che urlavano al mare e al cielo,
che erano tuoi amici.
Ma ancora una volta
sei rimasto deluso.

Cucciolo mio, non piangere.
Sì lo so,
la realtà è ben diversa
da quella che immaginavano
i tuoi occhi di sognatore.

Ma anche se soffrirai,
non permettere
mai a nessuno
di inaridire il tuo cuore.

L’amore è come l’acqua
senza la quale
non esisterebbe
la vita.

Usa i colori più brillanti
che conosci
e trasforma il tuo piccolo,
magico cuore
nell’arcobaleno più bello e radioso.

E vedrai che la vita
ti sorriderà.

(Pesaro, 1° agosto 1994)

(Poesia tratta dal libro “… e il mio cuore ha ripreso a cantare” di Barbara Colapietro, Otma Edizioni 1997) 

giovanni bragolin

Malinconia


DIPLOMA DI MERITO al Premio Internazionale di Poesia L’Agenda dei Poeti 1997, organizzato a Milano da Otma Edizioni.
Pubblicazione sull’antologia del concorso “L’Agenda dei Poeti – 1997.  Le poesie premiate”, Otma Edizioni, Milano.

Sottilissimi fili
grigio perla.
Il passato,
il presente,
il futuro.
Nostalgia
d’esperienze mai vissute,
nostalgia
d’incontri mai avvenuti,
nostalgia
di luoghi mai trovati
s’intrecciano
all’ordito della vita.
Un velo leggero
cala
sullo sguardo
e i colori
perdono
la luminosità del mondo.

(Pesaro, 3 novembre 1996)

Tratta dal libro “… e il mio cuore ha ripreso a cantare” di Barbara Colapietro, Otma Edizioni, 1997

Commenti

10 marzo 2018

Irene Marchi

“La tua poesia mi ha lasciato, già alla prima lettura, una bella (anche se malinconica, appunto) immagine di quel velo un po’ opaco che talvolta può arrivare a coprirci lo sguardo e i pensieri, ovvero la nostalgia. Anzi, in questo caso più che di nostalgia personalmente parlerei di “saudade”, utilizzando quindi quell’intraducibile parola portoghese con cui si indica quel sentimento struggente, fatto di tristezza ma anche di dolcezza, verso persone o luoghi ormai lontani, verso  una terra, o un amore ormai persi ma anche (e soprattutto) verso un luogo mai visitato, una persona mai conosciuta o un’esperienza che non potrà mai essere, come appunto scrivi tu:
“(…) Nostalgia 
d’esperienze mai vissute,
nostalgia 
d’incontri mai avvenuti,
nostalgia
di luoghi mai trovati (…)”
Con questo sentimento nostalgico intrecciato ai giorni (il passato, il presente e il futuro)  grigio-perla (bella e appropriata la scelta di questo colore per i fili che formano la trama della vita: grigi ma lucenti al tempo stesso), non si riesce a vedere il colore pieno e luminoso della vita: tutto rimane un po’ a distanza, proprio come dietro a un velo.
Dal punto di vista della forma personalmente apprezzo molto  i componimenti brevi, inoltre qui hai spezzato bene  i versi, secondo me, lasciando una sola parola significativa in molti di essi (che in tal modo acquistano rilievo); efficace la ripetizione della parola “nostalgia” che va a rinforzare e a chiarificare il titolo. Molto bella anche la chiusa: non è il mondo, in generale, che perde la luminosità dei colori ma i colori che perdono la luminosità del mondo, cioè il mondo continua ad essere luminoso, ma non per chi è velato da questo sentimento malinconico che offusca la sua capacità di scorgere appieno la vivacità di ciò che gli sta intorno. Quindi è una condizione che prova chi scrive e chi si riconosce o si riconoscerà tra le righe, ma non necessariamente di tutti. Questo però non esclude tutti gli altri: è comunque una poesia dove ogni lettore potrebbe trovare uno spunto di riflessione interiore”.

11 marzo 2018

Alessandro98

“Ho apprezzato molto l’impostazione delicata che impregna tutto il componimento e il richiamo alle Moire, al tessuto della vita e del destino, che contribuiscono a dare al lettore l’idea di sospensione nel mondo metafisico, appunto quello degli eventi che sarebbero potuti succedere elencati poi nella parte centrale della poesia e scanditi dall’anafora di “nostalgia”. Poi, anche la scelta lessicale mantiene la linea leggera e un po’ “tra le nuvole” del testo che non viene appesantito da termini troppo arcaici o antitetici con il senso di sospensione che si crea col tema. In generale, il contatto emotivo tra scritto e lettore c’è, tuttavia alcuni aspetti tecnici non mi convincono.
Sono un fiero sostenitore della metrica perché bilancia suoni e morfemi nella lettura, quindi non credo che un verso più corto di un senario funzioni bene, a meno che non abbia una funzione particolare. Per esempio, la terna di “il passato, il presente, il futuro” disposta su un unico verso sarebbe stata un richiamo alla tripartizione dei “nostalgia” anaforici successivi, senza spezzare di continuo i termini che in una successione di quel tipo, secondo me, non valorizzano né se stessi né l’inizio dell’anafora. Stesso discorso per “e i colori perdono”, entrambi versi brevi che a contatto si smorzano; poteva essere un’alternativa “e perdono la luminosità del mondo/ i colori” od una struttura di questo tipo (Verbo-Soggetto e non viceversa). Invece, il “cala” dopo “Un velo leggero” appunto funziona splendidamente perché il senso del verbo viene accresciuto dal suo isolamento in un unico verso: sembra quasi che nonostante la leggerezza del tessuto, il velo prenda posto sullo sguardo con prepotenza. Ultimo appunto puramente personale è che non si capisce bene quale sia il soggetto di “s’intrecciano”. Nel complesso, comunque la poesia è piuttosto piacevole e di un livello discreto di fattura!”.

15 marzo 2018

Francesca Bertoni


Le tue poesie sono vita che vibra. Arrivano come frecce lucenti e innocue, dritte e precise, nel cuore Se ci si ferma, impossibile non accorgersene. Non c’è l’artificio della forma, non ti serve.

24 ottobre 2019

Mara Pianosi

In una giornata nebbiosa anche il futuro è grigio perla… speriamo, col passar del tempo, si trasformi in grigio azzurrato!

2020

Anna Buniolo

Alla lettura ho avuto la pelle d’oca…. il suo ritmo mi ha fatto udire note di Erik Satie. Frasi semplici, concisione che va direttamente all’anima. Mi tocca da vicino e mi lascio abitare da quella nostalgia dolce-amara. Un senso dell’impalpabile, che mi porta lontano e che vorrei toccare con mano. Un senso di non ancora finito, incompiuto come il tempo e la vita. Emozioni di primo getto, niente di più.